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da fumino
#6432
Buon giorno dell'Immacolata a tutti!

Appena iscritta a questo forum, uno degli argomenti che mi proponevo di sottoporre alla vostra attenzione era proprio quello relativo all'empatia nella sua traduzione nell'elettronica (Mars mi aspetto sempre una tua imbeccata).

Oggi ho trovato e letto l'articolo di cui allego il link per il piacere di condividerlo con voi per chiedervi...
Avete mai programmato qualcosa di robotico che esprima delle emozioni?
Ci avete mai pensato?
Come si traduce in pratica, in elettronica un'emozione?
L'empatia è qualcosa che si può programmare, elettronicamente parlando?
Quanto elettronica e psicologia potrebbero collaborare nella creazione di robot e programmi utili nella gestione di diversi disturbi? (Per esempio depressione, autismo, ansia, fobie, paura, etc. etc.)

https://www.ilsole24ore.com/art/management/2018-08-30/l-empatia-digitale-e-comunicazione-chat-umana-154412.shtml?uuid=AEpiBVhF&fbclid=IwAR0y3k4iSDIMHzV-_Y0xN0SB4A6aCdc6yKTIt6jDki69mEBCxZYA2zLMkng&refresh_ce=1
Allegati
empatia.jpg
Bios ringraziano
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da double
#6433
fumino ha scritto: [CUT] Come si traduce in pratica, in elettronica un'emozione?
L'empatia è qualcosa che si può programmare, elettronicamente parlando? [CUT]

A sentire parecchi neuroscienziati l'empatia sarebbe (il condizionale e' d'obbligo) l'attivazione dei neuroni specchio che innescano processi decisionali primitivi: scappo, combatto, non faccio niente, mi accoppio, ecc. Per arrivare ai neuroni specchio serve la mediazione dei cinque sensi: vista, udito. olfatto, tatto e gusto. Guardando una espressione o ascoltando una frase intuiamo lo stato d'animo (aggressivo, disponibile, indifferente,ecc) di chi ci e' di fronte e lo stesso vale se chi incontriamo ha un particolare odore che attiva i nostri neuroni specchio (i produttori di profumi lo fanno da secoli). Quindi prima serve l'analisi dell'antagonista e poi la risposta cosciente (e non incontrollata) del protagonista.

Per tradurla in elettronica da cantinari per simulare delle risposte controllate si puo' iniziare con una faccia stampata che modfichi l'espressione (bastano 20-30 led) simulando la posizione di sopracciglia e bocca (gli smile sono nati proprio per rappresentare emozioni) . Un robottino con la faccia variabile dovrebbe entrare facilmente in empatia con un bambino (ed anche con parecchi adulti). Poi si puo' passare a modificare palpebre, zigomi e labbra intere in una faccia di silicone tramite servomotori. Per le espressioni servono librerie di espressioni standard da attivare alla bisogna.
Il secondo passo piu' evoluto e' il riconoscimento video di espressioni reali, con le routine di openCV si riesce a fare qualcosa anche in cantina. Salendo di complessità occorre saper riconoscere l'intonazione di una frase (non basta distinguere le parole o il senso della frase): le donne sono molto più abili a distinguerle perchè i residui di 100.000 anni fa sono ancora presenti in esse. Giocando con le trasformate delle trasformate di fourier (si ricava lo spettro fisso di uno lo spettro variabile di un segnale audio) qualcosa si puo' fare anche con un robusto PC.

In sintesi per andare oltre una faccina a led serve padroneggiare tanta matematica, ma proprio tanta e parecchia potenza di calcolo , ma quella ormai e' disponibile. Anche guardare la serie TV Lie to me (e giocare a poker de visu e non on line) aiuta a fare i primi passi nella lettura del linguaggio non verbale. Volendo c'e' da divertirsi!
Bios, fumino ringraziano
da mars
#6434
Per fare si può fare (quasi) tutto. E' stata realizzata per fino una IA psicotica. Ma il problema a mio parere sta a monte.

Ci si dovrebbe chiedere: abbiamo ben chiara la differenza tra uomo/animale/pianta/minerale? Cosa differenzia te da un gatto? o da un computer?

A che pro realizzare IA? o modificare il DNA, che è cosa mossa dalle stesse pulsioni.

Pensare/sentire/volere sono propreità generiche o sono antropomorfismi?
E l'intelligenza, sapete definirla?

Ovvero, prima di pensarsi capaci di fare gli stregoni, anche se apprendisti, non è il caso di stidiare la magia seriamente?
fumino ringraziano
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da fumino
#6437
Double, grazie per le spiegazioni tecniche sulla traduzione in pratica, è sempre interessante scoprire il "dietro le quinte" di oggetti con cui spesso entriamo in contatto direttamente o indirettamente.

Il riferimento alla serie "Lie to me" mi è molto congeniale... Gli studi sulle emozioni fondamentali di Paul Ekman sono davvero entusiasmanti e aprono un mondo di riflessioni.
E il gioco vis à vis e non online (come ogni altra interazione) è una perfetta palestra per allenarci al riconoscimento delle emozioni.
E anche il riferimento alla "poker face" apre un mondo di considerazioni...la consapevolezza dell'emozione e il controllo della stessa per "manipolare" le reazioni altrui.

è davvero una sorta di magia conoscere questi meccanismi, senza però dimenticare che "da ogni grande potere derivano grandi responsabilità".
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da fumino
#6438
mars ha scritto:Per fare si può fare (quasi) tutto. E' stata realizzata per fino una IA psicotica. Ma il problema a mio parere sta a monte.

Ci si dovrebbe chiedere: abbiamo ben chiara la differenza tra uomo/animale/pianta/minerale? Cosa differenzia te da un gatto? o da un computer?

A che pro realizzare IA? o modificare il DNA, che è cosa mossa dalle stesse pulsioni.

Pensare/sentire/volere sono propreità generiche o sono antropomorfismi?
E l'intelligenza, sapete definirla?

Ovvero, prima di pensarsi capaci di fare gli stregoni, anche se apprendisti, non è il caso di stidiare la magia seriamente?


Come darti torto, siamo ancora ben lontani dal conoscere la magia e i suoi trucchi. Il punto è che studiare la magia potrebbe non rientrare completamente nelle nostre competenze. Mentre invece lavorare con quella magia ci rientra.
Traducendo...avere delle risposte definitive alle domande che tu poni richiede studi approfonditi di cui spero si occupino ricercatori e studiosi. Noi invece siamo chiamati a "maneggiare" quelle emozioni, l'empatia e, seppur con poche certezze, dobbiamo trovare un modo per orientarci.
Le difficoltà nel "sentire" le emozioni, nel riconoscerle, nel tradurre quelle altrui sta decisamente diventando un limite nella vita di molti. Ci siamo un pò robotizzati, automatizzati. Il paradosso, in effetti, è quello di chiedere all'elettronica la collaborazione per "riumanizzare" gli umani attraverso strumenti (applicazioni, robotica, etc.) che ci allenino a riconoscerci, ad ascoltarci, ad ascoltare e connetterci agli altri.
da mars
#6440
Due punti:
- Come pensi possibile "maneggiare" qualcosa senza saperne null'altro che pochi aspetti superficiali?
- Come pensi possibile curare i danni creati della tecnologia e della struttura mentale che ne sta all'origine attraverso l'applicazione di ulteriore tecnologia senza nessuna modifica alla struttura mentale che ne sta all'origine?

Il problema è che partendo da presupposti errati non si possono ottenere risultati corretti.
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da fumino
#6441
Penso ai casi estremi quali per esempio un attacco di panico e penso che "maneggiare" qualcosa conoscendone anche solo aspetti superficiali sia necessario e indispensabile a far rientrare "un'emergenza". Un pò come un pronto soccorso in cui si pensa a stabilizzare i parametri e solo dopo si pensa al resto.
E penso che la tecnologia sia utile in tal senso perché permette alle persone di arginare i momenti di crisi acute anche quando non c'è un professionista umano che possa intervenire.
Curare i danni creati dalla tecnologia e dalla struttura mentale che sta all'origine è il passaggio successivo. In questo caso, ancora una volta, la tecnologia sopperisce alla necessità impellente e si rieducano le persone a un uso corretto e funzionale della stessa. Non più schiavi della tecnologia, ma la tecnologia come strumento per migliorare il benessere.

Il problema è che partendo da presupposti errati non si possono ottenere risultati corretti.[/quote]
"Ottenere risultati corretti"...attenzione a non cadere nel perfezionismo. Scopro molto spesso a mie spese che siamo umani e imperfetti e sostanzialmente è questo il punto di forza che tutti ignoriamo. A volte la soluzione e il risultato corretto possono essere più semplici di quanto non pensiamo.
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da double
#6442
fumino ha scritto:[CUT]Penso ai casi estremi quali per esempio un attacco di panico [CUT]

Giusto per restare in argomente tempo fa su Scientific American c'era un articolo su come un robot-tutor sia entrato in empatia con un gruppo di persone in preda al panico in una stanza piena di fumo (era ovviamente uno studio in laboratorio). In base al principio di autorita' (fidati di quello che sembra il capo) le persone spaventate hanno seguito una macchina che sembrava umana e parlava con voce umana usando toni rassicuranti ma autorevoli.
Ovviamente le cavie erano studenti americani (!) di una università americana (!!) e probabilmente da noi le persone si sarebbero comportate diversamente visto che secoli di dominazione papalina, borbonica e sabauda ci hanno insegnato a NON fidarsi mai dell'autorità, tuttavia vale la pena di rifletterci.
fumino ringraziano
da mars
#6443
Troppo ampio il discorso senza basi comuni.
Limitiamoci al problema dei risultati corretti.

Non parlo certo di perfezionismo che non ha niente a che vedere con i principi. Parlo dell'imposibilità, anche solo logica, di derivare un risultato corretto da un presupposto errato. Facile da esemplificare anche solo in geometria.
Ma che vale per qualsiasi campo, dalla tecnica alla filosofia.

Può parere ad un pensare che non va a fondo che nel breve si possa comunque ottenere un risultato corretto anche se i presupposti non lo sono, coclamando emergenze e necessità, ma è solo una apparenza, perchè sul lungo, si vedranno i danni.
Purtroppo è richiesto di cambiare paradigmi, nell'immediato e non un domani, dato che i danni sono già ben visibili e IA, G5, industria 4.0, intelligent earth e compagnia sono gà in pieno sviluppo e una volta attivati, fare marcia indietro diventerà impossibile.
fumino ringraziano
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da double
#6444
mars ha scritto: [CUT] Parlo dell'imposibilità, anche solo logica, di derivare un risultato corretto da un presupposto errato. [CUT]

Da secoli nelle scuole si insegna che ex falso sequitur quodlibet quindi dando per scontato che le premesse siano corrette occorre definire cosa si intenda per risultato corretto. Una definizione corrente è che un risultato sia corretto se corrisponde alle aspettative. E' facile verificarlo per processi deterministici: ad esempio le leggi della statica e della dinamica sono note e vere (cioè verificate come non false), quindi l'aspettativa e' che un ponte stia in piedi senza la necessità di costruirlo per verificarlo: se poi il ponte crolla allora il risultato non è corretto. E invece meno facile verificare la correttezza per processi aleatori o caotici, quali ad esempio le dinamiche sociali. In esse spesso i risultati non corretti (cioè difformi dalle aspettative) modificano le aspettative stesse e lo stesso risultato da non corretto che era diventa invece corretto. Molto divertente.
Volendo si potrebbe mettere in conto anche l'etica: un risultato corretto (e quindi aderente alle aspettative) deve anche essere etico? Puo' esserci un aspettativa non etica ed un risultato invece corretto ma anche etico? Ovviamente occorre prima definire una etica, possibilmente condivisa, e mettere in conto le frequenti e naturali evoluzioni dell'etica. Forse il nostro è davvero il migliore dei mondi possibili, sottolineo di quelli possibili e non di quelli desiderabili!
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